Crowdsourcing: male necessario o spinta innovativa?

19 maggio 2009 at 2:38 PM 2 commenti

Interessante analizzare la spiegazione del termine ” Crowd sourcing ” presa da wikipedia:

” Il termine Crowdsourcing (crowd + outsourcing) è un neologismo che definisce un modello di business nel quale un’azienda o un’istituzione richiede lo sviluppo di un progetto, di un servizio o di un prodotto ad un insieme distribuito di persone non già organizzate in un team. Tale processo avviene attraverso degli strumenti web o comunque dei portali su internet. Inizialmente il crowdsourcing si basava sul lavoro di volontari ed appassionati che dedicavano il loro tempo libero a creare contenuti e risolvere problemi. La community open source è stata la prima a trovarne beneficio. Oggi il crowdsourcing rappresenta per le aziende un nuovo modello di open enterprise, per i freelance la possibilità di offrire i propri servizi su un mercato globale. “

ebbena qui viene presentata come un nuovo modello di open enterprise. Si parla di nuove possibilità, e così è…

In questo mondo globale, le possibilità di successo, di sviluppo, e di progettazione (non a caso ho voluto invertire le tipiche modalità di procedura di presentazione di un prodotto) sono finalmente alla portata dei più, basta cogliere le occasioni, ed essere organizzati in maniera ” globale “. D’apprima succedeva che alla buona idea, succedevano (a parte nelle realtà di un entità cospicua), tempi di realizzazione, e qualità di realizzazione veramente basse, questo perchè spesso, chi pensava il prodotto, era chi a sua volta lo progettava, ne sviluppava la struttura, ne disegnava la grafica e ne implementava strategie di marketing. Questo spesso perchè la ricerca di finanziamenti, sopratutto in Italia, era molto difficile, e l’investimento di risorse interne per reperire professionalità italiane era troppo ingente.
Bene ora tutto è cambiato. Come le aziende del manifatturiero, che spesso spostano la parte produttiva in outsourcing, mantendo solo ricerca e marketing nel bel paese, ora è possibile farlo anche per aziende del settore ICT, ancora meglio embrioni di start-up per progetti innovativi, magari paralleli ad attività già avviate. Sono molte le risorse in crowdsourcing a disposizione, dai più svariati paesi (India, Pakista, Bangladesh ma anche Russia, Ukraina e Romania), risorse competenti, a costi competitivi e con tempi di rilascio dei task assegnati davvero ottimi.

Ci sono però tanti fattori, molto sensibili a cui ogni eventuale project manager che voglia investire in risorse crowd sourcing deve tenere molto bene presenti, vediamone alcune:

  • Avere risorse interne che abbiano la piena padronanza del progetto e delle tecnologie utilizzate (questa è condizione necessaria per non ritrovarsi con lavori lasciati a metà, o da customizzare, e sopratutto per non dovere dipendere sempre da risorse esterne.
  • Disegnare un documento di progetto ben curato.
  • Ricercare le risorse su portali riconosciuti, in ordine di mio personale gusto eccone diversi:
  • Scegliere risorse che parlino un inglese fluente e che siano contattabili non solo tramite mail ma anche tramite un servizio di IM (instant messaging).
  • Intervistare accuratamente in fase di selezione tutti i possibili candidati, cogliendo le loro modalità di lavoro, i loro usi e costumi (è interessante capire che se assumete un indiano, e lui dopo una settimana è in pellegrinaggio, forse non era il caso di trascurare questo piccolo particolare).
  • Una volta selezionata la risorsa, fare un ulteriore intervista rivisitando tutti i task e le feature del lavoro assegnato.
  • Non lasciate spazio a malintesi, curate ogni singola virgola del progetto. Ritrovarsi a metà del progetto con incomprensioni non fa bene a nessuno.

Questi sono i punti chiave per fare del buon crowdsourcing. Per esperienza personale, ci si può muovere benissimo sul Cloning, e sullo sviluppo di moduli per CMS open source (Drupal e Joomla su tutti).

Mi raccomando, il crowdsourcing non va visto come la possibilità di spendere meno in manodopera di un progetto, ma va vista come la possibilità di investire su prodotti innovativi ricercando competenze ed expertise a livello globale.

Un caro saluto. F.

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Verso il mobile: possibili scenari Portafogli Dinamici…innovazione web sull’analisi tecnica finanziaria

2 commenti Aggiungi il tuo

  • 1. OmarCaf  |  30 maggio 2009 alle 8:41 PM

    Ottimo articolo Fabio, completo e scritto veramente bene,

    A presto!

    Replica
  • 2. Anton  |  3 giugno 2009 alle 11:35 PM

    Cool!

    Replica

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